Editore: StreetLib (seconda edizione)
Collana: Gli scrittori della porta accanto
Genere: Narrativa di viaggio ISBN 9788826014715
cartaceo 9,99€
ebook 0,99€
"Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso." [Marcel Proust]
L'ho appena letto e l'ho trovato coinvolgente sin dalle primissime pagine per la "toccante" partenza (o fuga ?) verso l'Africa ed anche nelle pagine finali con il commovente "distacco" da quella che ormai è diventata "mamma" Africa con i segni indelebili lasciati nell'anima e nella mente di "Tepania" la protagonista.....
Un libro bello e profondo che ho letto tutto d'un fiato. A me ha parlato di una di quelle scelte impulsive che ad un tratto della vita ci capita di poter fare, di uno di quei casi in cui senza pensarci troppo, senza passare anni a decidere se è la cosa giusta la si fa. Io credo che questo libro dica ad ogni lettore che c'è un'occasione, l'occasione di fuggire verso il nostro destino.
Leggerlo è stato molto emozionante, non si può fare a meno di calarsi nel paesaggio, di immaginare di sentire i profumi, i rumori e di vedere i colori che cosi intensamente descrivi.
Muga Mwende...non ho resistito...l'ho praticamente divorato,l'ho letto in tre ore...se non ti conoscessi apprezzerei il tuo viaggio e come è scritto bene,ma io che ti conosco devo dirti che mi hai emozionato tanto e su più di qualche riga mi è caduta una lacrima...sei riuscita con le tue descrizioni a portarmi a Matiri..
Il libro lo sto "centellinando" sera dopo sera come un piacere da fare durare a lungo. Hai la capacità di far vedere le cose così come tu le hai sentite col cuore.
Finito di leggere, per la seconda volta il tuo libro. Che dire......STUPENDO! Il libro è fantastico! In particolare mi è piaciuta la "preghiera di Speranza". A quando il prossimo??
Personale, introspettivo, a tratti intimo, ma assolutamente chiaro e diretto, il racconto di Stefania ripercorre lentamente i suoi ricordi e la sua Africa, attraverso i suoi occhi inesperti, i vecchi sms scritti al volo ad un amico, le emozioni contrastanti scolpite in una frase, un pensiero nato da un'immagine o un episodio che lascia senza fiato, come sospesi, tra la vita ed il Creato. Attraverso i suoni, gli odori, i colori, la gente ed i suoi ritmi, racconta in maniera fedele una terra che le darà per sempre una visione diversa di sé e della vita, con uno stile linguistico che, in modo disarmante, denuda l'Africa e l'autrice stessa, lasciando difficilmente impassibili alla lettura.
"Con la mia Valigia gialla" è un libro che sin dalla copertina racchiude nei colori tutti i sentimenti e le emozioni presenti nel racconto. Il libro segue un registro familiare: linguaggio scorrevole, semplice, comprensibile, con bellissime metafore e similitudini. I sentimenti di allegria e di gioco si mescolano a paura, malinconia, riflessioni profonde sulla vita tua e di coloro che ti hanno accolta come volontaria, specie i bambini. Hai descritto la tua avventura attraverso i colori. Il rosso della terra d'Africa: il tuo cuore gonfio d'amore per gli altri; il verde della vigna e del tamarindo: la speranza; i camici bianchi: la purezza e l'aiuto condiviso; l'azzurro del cielo: la fiducia; l'indaco del tramonto: la pazienza; il violetto dei fiori: la voglia di vivere; il nero degli uccelli: la sofferenza e nello stesso tempo la speranza che voli via; il GIALLO della valigia: la dolcezza, la tenerezza e la serenità. La sofferenza della gente e dei bambini l'hai descritta en passant, forse per non farla pesare oppure penso che hai colto di più gli attimi di gioia, di felicità dovuti a cose molto semplici: una presenza amata, un sorriso, una carezza, un regalo da niente. Hai scritto il libro con gusto elegante e sobrio, in modo spontaneo, agile da leggere e hai lasciato in eredità al lettore non pochi spunti di riflessione. La chiusa del testo è originale, perché proprio in Africa, dove sei andata per dare, hai ricevuto il dono più grande che una donna possa avere: Emma.
Letto! Mi ha fatto commuovere, ogni capitolo, l'ho letto lentamente forse anche per prenderlo a brevi dosi... Mi ha fatto compagnia dopo pranzo, quando cerco di riposare una mezz'ora nonostante il caldo... e tutte le volte mi ha lasciato sonnecchiare, all'ombra del tamarindo, sotto una pioggia, fresca, di sorrisi.
L’ho letto tutto d’un fiato, capitolo dopo capitolo.. non riuscivo a smettere.. è trascinante conivolgente e in alcuni tratti commovente.. nelle prime pagine ho pensato: “Mi ha ‘rubato’ le emozioni le sensazioni ma come è possibile?”. Pagina dopo pagina ho ritrovato me stessa.. tutto così straordinariamente uguale.. l’arrivo a Nairobi da sola, l’impatto iniziale con quella terra, coi suoi odori, colori e poi con la gente, il sorriso disarmante dei bambini… e infine la tristezza (mista a paura) del rientro in Italia e la scoperta inattesa che là ti sentivi più a casa che qua. Hai descritto in maniera così precisa tutte quelle emozioni che Io non ero mai stata in grado di esprimere a parole.. ogni volta che mi chiedevano: "allora com’è ‘quest’Africa’?” rispondevo sempre con un laconico “l’Africa non puoi descriverla, non esistono parole per spiegarla, bisogna semplicemente viverla”... un po’ perché volevo tenere gelosamente custodite solo per me tutte quelle emozioni un po’ perché, forse, non sarei mai stata in grado di esprimerle così bene come hai fatto tu.
Il tuo libro si legge con gli occhi bagnati e un groppone in gola! Grazie assai per averlo scritto..si torna a Matiri nonostante questo treno sia diretto a Lecce...
Nonostante l'attesa prolungata da librerie, poste e corrieri per averlo, la voglia di leggerlo era talmente grande che l'ho divorato in pochissimo tempo!! Fantastico, una sintesi di tutto ciò che l'Africa può rappresentare per chi l'ha vissuta e non vede l'ora di poterla riassaporare!! A quando il seguito?
Era lì ad aspettarmi da un po'...aspettavo mi 'chiamasse', poi, divorato in due tempi. Grazie...per la pelle d'oca, gli occhi spesso gonfi di lacrime, i sorrisi che mi hai regalato. Per i bambini, le persone che ti hanno affiancata in questa avventura, i luoghi incantevoli e non che mi hai fatto conoscere attraverso le tue parole. Grazie Tepi!
Grazie x il libro che hai scritto...grazie x le esperienze e le emozioni che hai condiviso... grazie x tutte le sensazioni che hai saputo farmi rivivere.... grazie x le lacrime che leggendo sono scese,grazie xke erano lacrime di un cuore felice xke aveva avuto la fortuna di vivere le stesse meravigliose e indelebili emozioni che solo l'Africa sa dare,grazie di cuore..
Venerdì scorso mi trovavo in libreria Apogeo (ad Adria) dove, per puro caso, ho "scovato" il libro di Stefania "Con la mia valigia gialla". Che felice sorpresa! Che bel titolo! Che bella copertina! Ho letto le 148 pagine del racconto del viaggio di Stefania in Kenya tutto d'un fiato, catturato da una narrazione che trasmette con delicatezza, incantevole arguzia, vivacità e freschezza giovanile la sensazionale esperienza (e scoperta anche di sé) di Stefania in terra africana. Nel libro, nel titolo, nell'immagine della copertina c'è tutta la personalità di Stefania che, fin da piccola, rivelava una finissima sensibilità d'animo, una costante ricerca di conoscenze e di emozionanti avventure, una forte determinazione nelle scelte esistenziali anche le più ardue. Nella grave crisi economico-finanziaria ed ambientale che attanaglia l'Italia e il pianeta, i racconti come quelli di Stefania dissolvono un po' di quel cupo pessimismo di noi ormai avanti con l'età. Cordiali saluti, Danilo Stoppa.
“Con la mia valigia gialla”, di Stefania Bergo. Resoconto di esperienza umanitaria. L’autrice riporta i ricordi della sua prima permanenza, in qualità di operatrice volontaria, presso l’ospedale St. Orsola di Matiri (Kenya). La struttura è sorta su iniziativa di alcune associazioni umanitarie laiche italiane, e per un certo periodo ha anche benefi-ciato di sovvenzioni da parte del nostro governo. Trovandosi in una zona assai estesa ma al tempo stesso isolata, priva di infra-strutture efficienti, è divenuta in poco tempo un punto di riferi-mento importantissimo per l’intera popolazione locale, e di pari passo è aumentata la richiesta di personale volontario, proveniente perlopiù dall’Europa, per affiancare e assistere chi opera lì in pianta stabile. È così che sei giovani italiani, fra i quali la protagonista, si ritrovano a lavorare insieme nel periodo di capodanno 2004 al servizio dei pazienti lì ricoverati. Per come viene descritta nel testo, si è trattata di un’esperienza estremamente coinvolgente, al punto che alcuni di loro, fra cui la stessa scrittrice, si sono recati in seguito più volte a prestare opera di volontariato e hanno via via incrementato il loro personale impegno nella relativa impresa umanitaria. La trama non si discosta di molto dalla consueta e ampiamente diffusa letteratura missionaria già presente in commercio; di fatto si differenzia principalmente per il fatto di non essere caratterizzata da connotazioni religiose. In un certo senso si potrebbe dire che le emozioni e le riflessioni che la situazione suscita sono le medesime ma vengono definite in modo diverso, rendendo la lettura assai coinvolgente. L’intreccio è scorrevole, chiaro, la lettura e la comprensione dei contenuti risultano assai agevoli, il linguaggio utilizzato è sempli-ce ed efficace. Ogni capitolo viene introdotto dal testo di un mes-saggino telefonico, nel quale la protagonista riferisce in chiave riassuntiva ai propri genitori le esperienze descritte nella corri-spondente sezione del racconto. La narrazione è in prima persona dalla voce dell’autrice-protagonista, la cronologia è lineare. I personaggi, a parte la protagonista, vengono delineati con parsi-monia, a mio parere nell’intento di non oscurare il tema portante del racconto, che è poi l’impresa umanitaria nel suo insieme e non le gesta dei singoli operatori. L’autrice non indugia nel descrivere se stessa, narrativamente parlando si serve della propria persona per far da tramite a una serie di emozioni e riflessioni da comunicare al lettore. È indicato a un pubblico adolescenziale e adulto, socialmente im-pegnato, terzomondista. Il racconto in oggetto, pur scritto con gran semplicità, risulta di forte impatto emotivo; sicuramente sarà apprezzato da chiunque abbia un minimo di sensibilità verso il prossimo.
Racconto di un viaggio in Kenya che cambia e dà un senso alla vita. Bello e toccante con l'autrice che riesce a far vivere a chi legge la sua esperienza. Consigliato
Sto leggendo il tuo libro e, oltre ad essere completamente rapita dalle immagini e la storia che descrivi (forse perché anche io ho conosciuto un po' l'Africa e mi è rimasta dentro, o forse solo perché sei brava a descrivere) mi sono ritrovata a dire ad alta voce «Noooo! Guarda lì, anche lì gli insetti a cena planavano come aeroplani!!!» e mi è scappata una bella risata. E per un momento ho rivissuto una scena, di una cena in mezzo alla savana, che descrivo nel mio libro, e mi sono vista al posto tuo, in quel ristorante, a mangiare la capra stufata circondata da quelle fantastiche persone... Ecco, volevo solo dire, prima ancora di aver finito il libro, che mi piace proprio tanto. Brava.
Sto leggendo il tuo libro sull'Africa. Penso sempre più che non si tratti di un libro, ma un dono! Fa bene al cuore e lo leggo piano piano per non perdere una sola parola. Ad ogni frase parte una visione, quei paesaggi unici - che grazie a te sto conoscendo - quei volti. Il calore umano! Meraviglioso, libro meraviglioso. Adesso so esattamente cosa regalare a Natale ^_^
ho appena finito di leggere questo stupendo libro, stupendo non solo perchè è ben scritto, si legge, infatti tutto d'un fiato, ma anche perchè parla di Africa e io adoro l'Africa. L'autrice usa espressioni molto belle per descriverla, una è" Il bosco abbraccia il fiume, lo protegge e lo conserva gelosamente" mi sembra che sia un ottimo spunto di riflessione, io ho riflettuto: il bosco abbraccia il fiume e lo protegge e NOI? Penso che alcune pagine le leggerò ai miei alunni.
Abbandonare la propria famiglia, il proprio mondo dorato per raggiungere una missione africana in compagnia, solamente, di una valigia gialla. Cosa ha spinto la giovane autrice, Stefania Bergo, a effettuare una scelta così coraggiosa e nobile? La sua “testa matta” come lei stessa l’ha definita, che le suggerisce di compiere un’azione decisamente meritevole, convinta di ricevere, in cambio, dei rinnovati stimoli, soffocati da un quotidiano convulso e abitudinario. Solitamente, tendo a non apprezzare molto le storie autobiografiche raccontate in prima persona. Esse tendono a limitare la mia facoltà di immedesimarmi nel protagonista, di condividerne le emozioni. Tuttavia, questo romanzo mi ha incantata da subito e l’ho letto d’un fiato. Per la precisione, più che letto, l’ho “guardato”, così, come si guarda un documentario girato da un regista abile ed estremamente sensibile, che narra delle tante ricchezze umane e naturali dell’Africa, ma anche delle sue realtà di profonda miseria, descrivendone i colori, i sapori e i suoni con una dovizia di particolari e con tale delicatezza da riuscire a condurre sui luoghi. Che riesce a trasmettere tutte le sue contraddizioni con un’alternanza di sentimenti che spaziano dalla tristezza allo sconforto, dal coraggio alla speranza. Che ci fa desiderare di calpestare la sua terra rossa, di ammirare i suoi cieli notturni costellati di stelle, di lasciarci cullare dai suoi venti caldi e di abbracciare i suoi figli, la cui unica ricchezza è una grande forza interiore che li rende, nonostante tutto, più liberi di noi.
Buonasera Stefania, volevo solo ringraziarla per questo bellissimo libro! L'ho scaricato qualche mese fa e poi l'ho lasciato lì, nell'e-reader... Ieri, passando in rassegna gli ebook non ancora letti... sono stata chiamata... e non sono più riuscita a smettere di leggerlo! Mi ha molto emozionata e credo sia capitato nel momento giusto...è stato come aver ricevuto un messaggio. Quindi, grazie! Moira
Ho conosciuto Stefania proprio nella Casa del Tamarindo, nel febbraio 2009, purtroppo restai solo una settimana perché come prima esperienza mi consigliarono una permanenza breve, di certo la mia avventura non è minimamente paragonabile alla storia d’amore che lui ebbe con quella terra e per cui la invidio tanto. Devo ringraziarla tanto perché leggendo il suo libro mi sono ritrovata in ogni pagina, ho riassaporato le sensazioni del viaggio, ho rivisto attraverso i suoi occhi la vallata davanti alla casa del Tamarindo in cui “l’occhio affonda”, la Mungoni Forrest, le notti gonfie di stelle; ho richiamato alla memoria quegli odori inizialmente forti ai quali però ci si abitua in fretta, le emozioni contrastanti di paura e speranza provate nell’ospedale di Tharaka; quella sensazione di “sentirsi nel posto giusto” e tutto l’amore per quella terra calda e per i suoi piccoli abitanti che purtroppo non ho potuto frequentare spesso poiché che ero solo un’igienista dentale (figura particolarmente inutile in un contesto come quello) e cercavo di rendermi utile assistendo il dentista e il chirurgo. Grazie Stefania per questo tuffo in Africa, ho riso e pianto tanto, so che lo rileggerò ogni volta che sentirò freddo al cuore.
Trovo doveroso elogiare un lavoro valido ma anche per cercare di invogliare qualche lettore ad avvicinarsi anche all’autore esordiente perché, molte volte, non ha nulla da invidiare a quello più famoso. Non sempre talento e successo vanno a braccetto.
L'ho appena letto e l'ho trovato coinvolgente sin dalle primissime pagine per la "toccante" partenza (o fuga ?) verso l'Africa ed anche nelle pagine finali con il commovente "distacco" da quella che ormai è diventata "mamma" Africa con i segni indelebili lasciati nell'anima e nella mente di "Tepania" la protagonista.....
RispondiEliminaUn libro bello e profondo che ho letto tutto d'un fiato. A me ha parlato di una di quelle scelte impulsive che ad un tratto della vita ci capita di poter fare, di uno di quei casi in cui senza pensarci troppo, senza passare anni a decidere se è la cosa giusta la si fa. Io credo che questo libro dica ad ogni lettore che c'è un'occasione, l'occasione di fuggire verso il nostro destino.
RispondiEliminaLeggerlo è stato molto emozionante, non si può fare a meno di calarsi nel paesaggio, di immaginare di sentire i profumi, i rumori e di vedere i colori che cosi intensamente descrivi.
RispondiEliminaHo finito adesso di leggere il libro ...... E mi sono venuti i brividi oltre che le lacrime agli occhi.
RispondiEliminaMuga Mwende...non ho resistito...l'ho praticamente divorato,l'ho letto in tre ore...se non ti conoscessi apprezzerei il tuo viaggio e come è scritto bene,ma io che ti conosco devo dirti che mi hai emozionato tanto e su più di qualche riga mi è caduta una lacrima...sei riuscita con le tue descrizioni a portarmi a Matiri..
RispondiEliminaLetto tutto d'un fiato. Bello, scritto con il cuore e con l'anima, commovente. Mi mancava un libro così, aspetto il prossimo!
RispondiEliminaIl libro lo sto "centellinando" sera dopo sera come un piacere da fare durare a lungo. Hai la capacità di far vedere le cose così come tu le hai sentite col cuore.
RispondiEliminaFinito di leggere, per la seconda volta il tuo libro. Che dire......STUPENDO! Il libro è fantastico! In particolare mi è piaciuta la "preghiera di Speranza". A quando il prossimo??
RispondiEliminaPersonale, introspettivo, a tratti intimo, ma assolutamente chiaro e diretto, il racconto di Stefania ripercorre lentamente i suoi ricordi e la sua Africa, attraverso i suoi occhi inesperti, i vecchi sms scritti al volo ad un amico, le emozioni contrastanti scolpite in una frase, un pensiero nato da un'immagine o un episodio che lascia senza fiato, come sospesi, tra la vita ed il Creato. Attraverso i suoni, gli odori, i colori, la gente ed i suoi ritmi, racconta in maniera fedele una terra che le darà per sempre una visione diversa di sé e della vita, con uno stile linguistico che, in modo disarmante, denuda l'Africa e l'autrice stessa, lasciando difficilmente impassibili alla lettura.
RispondiElimina"Con la mia Valigia gialla" è un libro che sin dalla copertina racchiude nei colori tutti i sentimenti e le emozioni presenti nel racconto. Il libro segue un registro familiare: linguaggio scorrevole, semplice, comprensibile, con bellissime metafore e similitudini. I sentimenti di allegria e di gioco si mescolano a paura, malinconia, riflessioni profonde sulla vita tua e di coloro che ti hanno accolta come volontaria, specie i bambini. Hai descritto la tua avventura attraverso i colori. Il rosso della terra d'Africa: il tuo cuore gonfio d'amore per gli altri; il verde della vigna e del tamarindo: la speranza; i camici bianchi: la purezza e l'aiuto condiviso; l'azzurro del cielo: la fiducia; l'indaco del tramonto: la pazienza; il violetto dei fiori: la voglia di vivere; il nero degli uccelli: la sofferenza e nello stesso tempo la speranza che voli via; il GIALLO della valigia: la dolcezza, la tenerezza e la serenità. La sofferenza della gente e dei bambini l'hai descritta en passant, forse per non farla pesare oppure penso che hai colto di più gli attimi di gioia, di felicità dovuti a cose molto semplici: una presenza amata, un sorriso, una carezza, un regalo da niente. Hai scritto il libro con gusto elegante e sobrio, in modo spontaneo, agile da leggere e hai lasciato in eredità al lettore non pochi spunti di riflessione. La chiusa del testo è originale, perché proprio in Africa, dove sei andata per dare, hai ricevuto il dono più grande che una donna possa avere: Emma.
RispondiEliminaLetto!
RispondiEliminaMi ha fatto commuovere, ogni capitolo, l'ho letto lentamente forse anche per prenderlo a brevi dosi... Mi ha fatto compagnia dopo pranzo, quando cerco di riposare una mezz'ora nonostante il caldo... e tutte le volte mi ha lasciato sonnecchiare, all'ombra del tamarindo, sotto una pioggia, fresca, di sorrisi.
L’ho letto tutto d’un fiato, capitolo dopo capitolo.. non riuscivo a smettere.. è trascinante conivolgente e in alcuni tratti commovente.. nelle prime pagine ho pensato: “Mi ha ‘rubato’ le emozioni le sensazioni ma come è possibile?”. Pagina dopo pagina ho ritrovato me stessa.. tutto così straordinariamente uguale.. l’arrivo a Nairobi da sola, l’impatto iniziale con quella terra, coi suoi odori, colori e poi con la gente, il sorriso disarmante dei bambini… e infine la tristezza (mista a paura) del rientro in Italia e la scoperta inattesa che là ti sentivi più a casa che qua. Hai descritto in maniera così precisa tutte quelle emozioni che Io non ero mai stata in grado di esprimere a parole.. ogni volta che mi chiedevano: "allora com’è ‘quest’Africa’?” rispondevo sempre con un laconico “l’Africa non puoi descriverla, non esistono parole per spiegarla, bisogna semplicemente viverla”... un po’ perché volevo tenere gelosamente custodite solo per me tutte quelle emozioni un po’ perché, forse, non sarei mai stata in grado di esprimerle così bene come hai fatto tu.
RispondiEliminaIl tuo libro si legge con gli occhi bagnati e un groppone in gola! Grazie assai per averlo scritto..si torna a Matiri nonostante questo treno sia diretto a Lecce...
RispondiEliminaNonostante l'attesa prolungata da librerie, poste e corrieri per averlo, la voglia di leggerlo era talmente grande che l'ho divorato in pochissimo tempo!! Fantastico, una sintesi di tutto ciò che l'Africa può rappresentare per chi l'ha vissuta e non vede l'ora di poterla riassaporare!! A quando il seguito?
RispondiEliminaEra lì ad aspettarmi da un po'...aspettavo mi 'chiamasse', poi, divorato in due tempi.
RispondiEliminaGrazie...per la pelle d'oca, gli occhi spesso gonfi di lacrime, i sorrisi che mi hai regalato. Per i bambini, le persone che ti hanno affiancata in questa avventura, i luoghi incantevoli e non che mi hai fatto conoscere attraverso le tue parole.
Grazie Tepi!
L'ho letto. Ha dei passaggi molto ben scritti, poetici.
RispondiEliminaGrazie x il libro che hai scritto...grazie x le esperienze e le emozioni che hai condiviso... grazie x tutte le sensazioni che hai saputo farmi rivivere.... grazie x le lacrime che leggendo sono scese,grazie xke erano lacrime di un cuore felice xke aveva avuto la fortuna di vivere le stesse meravigliose e indelebili emozioni che solo l'Africa sa dare,grazie di cuore..
RispondiEliminaGrazie di cuore perchè mi sono ritrovata nelle tue emozioni e sensazioni, che non ero mai riuscita ad esprimere. Bellissimo
RispondiEliminaVenerdì scorso mi trovavo in libreria Apogeo (ad Adria) dove, per puro caso, ho "scovato" il libro di Stefania "Con la mia valigia gialla".
RispondiEliminaChe felice sorpresa! Che bel titolo! Che bella copertina!
Ho letto le 148 pagine del racconto del viaggio di Stefania in Kenya tutto d'un fiato, catturato da una narrazione che trasmette con delicatezza, incantevole arguzia, vivacità e freschezza giovanile la sensazionale esperienza (e scoperta anche di sé) di Stefania in terra africana.
Nel libro, nel titolo, nell'immagine della copertina c'è tutta la personalità di Stefania che, fin da piccola, rivelava una finissima sensibilità d'animo, una costante ricerca di conoscenze e di emozionanti avventure, una forte determinazione nelle scelte esistenziali anche le più ardue.
Nella grave crisi economico-finanziaria ed ambientale che attanaglia l'Italia e il pianeta, i racconti come quelli di Stefania dissolvono un po' di quel cupo pessimismo di noi ormai avanti con l'età.
Cordiali saluti,
Danilo Stoppa.
“Con la mia valigia gialla”, di Stefania Bergo.
RispondiEliminaResoconto di esperienza umanitaria.
L’autrice riporta i ricordi della sua prima permanenza, in qualità di operatrice volontaria, presso l’ospedale St. Orsola di Matiri (Kenya). La struttura è sorta su iniziativa di alcune associazioni umanitarie laiche italiane, e per un certo periodo ha anche benefi-ciato di sovvenzioni da parte del nostro governo. Trovandosi in una zona assai estesa ma al tempo stesso isolata, priva di infra-strutture efficienti, è divenuta in poco tempo un punto di riferi-mento importantissimo per l’intera popolazione locale, e di pari passo è aumentata la richiesta di personale volontario, proveniente perlopiù dall’Europa, per affiancare e assistere chi opera lì in pianta stabile. È così che sei giovani italiani, fra i quali la protagonista, si ritrovano a lavorare insieme nel periodo di capodanno 2004 al servizio dei pazienti lì ricoverati. Per come viene descritta nel testo, si è trattata di un’esperienza estremamente coinvolgente, al punto che alcuni di loro, fra cui la stessa scrittrice, si sono recati in seguito più volte a prestare opera di volontariato e hanno via via incrementato il loro personale impegno nella relativa impresa umanitaria.
La trama non si discosta di molto dalla consueta e ampiamente diffusa letteratura missionaria già presente in commercio; di fatto si differenzia principalmente per il fatto di non essere caratterizzata da connotazioni religiose. In un certo senso si potrebbe dire che le emozioni e le riflessioni che la situazione suscita sono le medesime ma vengono definite in modo diverso, rendendo la lettura assai coinvolgente.
L’intreccio è scorrevole, chiaro, la lettura e la comprensione dei contenuti risultano assai agevoli, il linguaggio utilizzato è sempli-ce ed efficace. Ogni capitolo viene introdotto dal testo di un mes-saggino telefonico, nel quale la protagonista riferisce in chiave riassuntiva ai propri genitori le esperienze descritte nella corri-spondente sezione del racconto. La narrazione è in prima persona dalla voce dell’autrice-protagonista, la cronologia è lineare.
I personaggi, a parte la protagonista, vengono delineati con parsi-monia, a mio parere nell’intento di non oscurare il tema portante del racconto, che è poi l’impresa umanitaria nel suo insieme e non le gesta dei singoli operatori. L’autrice non indugia nel descrivere se stessa, narrativamente parlando si serve della propria persona per far da tramite a una serie di emozioni e riflessioni da comunicare al lettore.
È indicato a un pubblico adolescenziale e adulto, socialmente im-pegnato, terzomondista.
Il racconto in oggetto, pur scritto con gran semplicità, risulta di forte impatto emotivo; sicuramente sarà apprezzato da chiunque abbia un minimo di sensibilità verso il prossimo.
Racconto di un viaggio in Kenya che cambia e dà un senso alla vita. Bello e toccante con l'autrice che riesce a far vivere a chi legge la sua esperienza. Consigliato
RispondiEliminaSto leggendo il tuo libro e, oltre ad essere completamente rapita dalle immagini e la storia che descrivi (forse perché anche io ho conosciuto un po' l'Africa e mi è rimasta dentro, o forse solo perché sei brava a descrivere) mi sono ritrovata a dire ad alta voce «Noooo! Guarda lì, anche lì gli insetti a cena planavano come aeroplani!!!» e mi è scappata una bella risata. E per un momento ho rivissuto una scena, di una cena in mezzo alla savana, che descrivo nel mio libro, e mi sono vista al posto tuo, in quel ristorante, a mangiare la capra stufata circondata da quelle fantastiche persone... Ecco, volevo solo dire, prima ancora di aver finito il libro, che mi piace proprio tanto. Brava.
RispondiEliminaSto leggendo il tuo libro sull'Africa. Penso sempre più che non si tratti di un libro, ma un dono! Fa bene al cuore e lo leggo piano piano per non perdere una sola parola. Ad ogni frase parte una visione, quei paesaggi unici - che grazie a te sto conoscendo - quei volti. Il calore umano! Meraviglioso, libro meraviglioso.
RispondiEliminaAdesso so esattamente cosa regalare a Natale ^_^
ho appena finito di leggere questo stupendo libro, stupendo non solo perchè è ben scritto, si legge, infatti tutto d'un fiato, ma anche perchè parla di Africa e io adoro l'Africa. L'autrice usa espressioni molto belle per descriverla, una è" Il bosco abbraccia il fiume, lo protegge e lo conserva gelosamente" mi sembra che sia un ottimo spunto di riflessione, io ho riflettuto: il bosco abbraccia il fiume e lo protegge e NOI? Penso che alcune pagine le leggerò ai miei alunni.
RispondiEliminaAbbandonare la propria famiglia, il proprio mondo dorato per raggiungere una missione africana in compagnia, solamente, di una valigia gialla. Cosa ha spinto la giovane autrice, Stefania Bergo, a effettuare una scelta così coraggiosa e nobile? La sua “testa matta” come lei stessa l’ha definita, che le suggerisce di compiere un’azione decisamente meritevole, convinta di ricevere, in cambio, dei rinnovati stimoli, soffocati da un quotidiano convulso e abitudinario.
RispondiEliminaSolitamente, tendo a non apprezzare molto le storie autobiografiche raccontate in prima persona. Esse tendono a limitare la mia facoltà di immedesimarmi nel protagonista, di condividerne le emozioni. Tuttavia, questo romanzo mi ha incantata da subito e l’ho letto d’un fiato. Per la precisione, più che letto, l’ho “guardato”, così, come si guarda un documentario girato da un regista abile ed estremamente sensibile, che narra delle tante ricchezze umane e naturali dell’Africa, ma anche delle sue realtà di profonda miseria, descrivendone i colori, i sapori e i suoni con una dovizia di particolari e con tale delicatezza da riuscire a condurre sui luoghi. Che riesce a trasmettere tutte le sue contraddizioni con un’alternanza di sentimenti che spaziano dalla tristezza allo sconforto, dal coraggio alla speranza. Che ci fa desiderare di calpestare la sua terra rossa, di ammirare i suoi cieli notturni costellati di stelle, di lasciarci cullare dai suoi venti caldi e di abbracciare i suoi figli, la cui unica ricchezza è una grande forza interiore che li rende, nonostante tutto, più liberi di noi.
Buonasera Stefania,
RispondiEliminavolevo solo ringraziarla per questo bellissimo libro! L'ho scaricato qualche mese fa e poi l'ho lasciato lì, nell'e-reader... Ieri, passando in rassegna gli ebook non ancora letti... sono stata chiamata... e non sono più riuscita a smettere di leggerlo!
Mi ha molto emozionata e credo sia capitato nel momento giusto...è stato come aver ricevuto un messaggio. Quindi, grazie!
Moira
Ho conosciuto Stefania proprio nella Casa del Tamarindo, nel febbraio 2009, purtroppo restai solo una settimana perché come prima esperienza mi consigliarono una permanenza breve, di certo la mia avventura non è minimamente paragonabile alla storia d’amore che lui ebbe con quella terra e per cui la invidio tanto.
RispondiEliminaDevo ringraziarla tanto perché leggendo il suo libro mi sono ritrovata in ogni pagina, ho riassaporato le sensazioni del viaggio, ho rivisto attraverso i suoi occhi la vallata davanti alla casa del Tamarindo in cui “l’occhio affonda”, la Mungoni Forrest, le notti gonfie di stelle; ho richiamato alla memoria quegli odori inizialmente forti ai quali però ci si abitua in fretta, le emozioni contrastanti di paura e speranza provate nell’ospedale di Tharaka; quella sensazione di “sentirsi nel posto giusto” e tutto l’amore per quella terra calda e per i suoi piccoli abitanti che purtroppo non ho potuto frequentare spesso poiché che ero solo un’igienista dentale (figura particolarmente inutile in un contesto come quello) e cercavo di rendermi utile assistendo il dentista e il chirurgo.
Grazie Stefania per questo tuffo in Africa, ho riso e pianto tanto, so che lo rileggerò ogni volta che sentirò freddo al cuore.
Trovo doveroso elogiare un lavoro valido ma anche per cercare di invogliare qualche lettore ad avvicinarsi anche all’autore esordiente perché, molte volte, non ha nulla da invidiare a quello più famoso. Non sempre talento e successo vanno a braccetto.
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