Non avrei mai letto questo libro se non fosse stato per una pura coincidenza. Ed io credo alle coincidenze, al loro senso profondo. Perché un senso c'è sempre, basta trovarlo.
Questo libro è un bagno in acqua limpida, una carezza, un soffio di vento caldo. Una cascata di colori e profumi che tolgono il fiato. La pergola ti rimane dentro il cuore e la mente e vorresti, leggendo, poterla vedere anche tu. Sederti lì sotto per ammirare quel paesaggio immenso e carico di sfumature indescrivibili che l'autrice, con semplicità e usando la penna come un pennello, riesce a farti intravedere. Solo chiudendo gli occhi.
Il libro parte un po' in sordina, come un resoconto di un viaggio. Poi cresce fino a raggiungere un livello di buona narrativa. Nel bel mezzo del racconto le emozioni si mescolano impetuosamente: gioia e angoscia, una sensazione di felicità vera ed estrema scheggiata, qua e là, da piccole tragedie umane. E soprattutto da attimi intensi di vera vita.
L'Africa che l'autrice ci descrive è un liquido che mantiene a galla molte vite, qualcuna affonda, qualcuna si salva.
Le margherite rosse in un prato di margherite bianche. I colori riescono a rendere il senso della Vita.
I grandi occhi, indelebili, penetranti e felici, pur nelle estreme difficoltà, dei bambini di Matiri.
Il senso della semplicità, il vivere con poco. Che poi è l'immenso.
Le serate a guardare il Cielo.
Il finale è dolce e pieno di speranza.
La vita che riprende dopo un periodo di apnea. La voglia di ricominciare.
A mio avviso l'esperienza del volontariato, come indicata in copertina, è solo lo sfondo su cui si svolge la vera esperienza dell'autrice. Il ritrovare se stessa.
Da leggere.
[Isola - autrice di "Il blu che non è un colore" ]

