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CON LA MIA VALIGIA GIALLA

Editore: StreetLib (seconda edizione)
Collana: Gli scrittori della porta accanto
Genere: Narrativa di viaggio
ISBN 9788826014715
cartaceo 9,99€
ebook 0,99€


Questo libro mi ha preso il cuore

Tre settimane. Può essere un lampo e, contemporaneamente, un periodo infinito. Dipende dal senso che si da al tempo, e penso che il segreto, il fascino di questo libro, sia nascosto qui: dare un senso al proprio tempo.
Terminata la lettura ho pensato: chissà quale espressione avrà avuto Stefania all'aeroporto di Nairobi, mentre si guardava attorno, il giorno in cui è arrivata, da sola, in Kenia, con la sua valigia gialla. Forse il volto stupito di chi osserva la storia del mondo e si accorge di non esserne l’unico protagonista.
Ecco: in “Con la mia valigia gialla”, il racconto biografico di Stefania Bergo, l’autrice incontra un’altra prima attrice, che l’attendeva e che spalanca improvvisamente le porte della sua straordinaria casa. Che cambia la sua vita per sempre: l’Africa.
Un incontro improvviso ma quasi scontato, quasi normale, perché, come leggerete in questo dipinto che l’autrice è riuscita a trasformare in parole, appena posati i piedi sulla terra rossa del Kenia, lei si sente subito a casa. Percepisce di non essere fuori posto, ma che quel luogo, i suoi colori, il suo cielo, la sua gente, è il suo posto. Lì si sente viva: si accorge di stare bene.
E allora è naturale respirare l’aria che Stefania Bergo ha impresso in queste pagine, entrare nell'affresco di colori e musica che lei stende sulla carta, per descrivere i sentimenti, i rumori, le vibrazioni che non si possono vedere, ma da cui bisogna farsi attraversare e impregnare come una spugna, per diventare qualcosa o qualcuno che non si è mai stati. 
L’Africa, la vallata nella regione del Tharaka, la gente che cammina, che si ammala; che, nell'ospedale dove la scrittrice lavora come volontaria, guarisce, muore, vive: tutto rappresenta un continuo punto di non ritorno, un quotidiano confronto con una realtà che non lascia tempi vuoti. “Qui la vita con conosce feste” ribadisce Stefania Bergo in un passo della sua storia, e non significa che lì non si faccia festa, anzi: significa soltanto che non ci sono momenti di riposo stabiliti: si è disposizione sempre e sempre succede qualcosa.
Ma non si protesta, non è uno sforzo alzarsi da tavola e andare. Non si impreca, ma si dona il proprio tempo agli altri per farli felici ed essere felici. Perché la ricompensa non sono i soldi, ma è la felicità. Perché il sorriso di un bambino che ti guarda è felicità, perché i suoi occhi sono stelle, come le stelle appese, ogni notte, all'immenso cielo africano.


[Maurizio Spano - autore di "Francesca" e "La signora dei colori"  ]