Kariuki, il sorriso con un bambino intorno. [..] mi si avvicina e lei gli dice il mio nome, indicandomi. Lui mi guarda sorridendo come se gli avessero raccontato qualcosa di buffo.
«Tepania», ripete storpiando il mio nome.
[..] Kariuki è sempre il primo ad andare a scuola. Prende i suoi quaderni e li infila in un sacchetto di plastica giallo, i cui manici sono brandelli di palloncini di gomma recuperati in giro.
[..] Ci sono giorni in cui la vita è davvero cruda, spietata. Soprattutto con i bambini. Allora mi rifugio, come oggi, da Kariuki, sul suo pianeta, come se andassi a far visita al Piccolo Principe. Io gli insegno le canzoni in italiano e lui mi spiega il kimeru, ridendo ogni volta che pronuncio una parola nel modo sbagliato. E poi balliamo. Lui sale sui miei piedi e io gli faccio fare i passi del valzer. E dimentico, anche solo per qualche istante − quello che basta per riprendere fiato − che proprio lì vicino a noi sta per morire una neonata sfortunata.


